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Radiofrequenza per il dolore a Lugano e Bellinzona

Quando si parla di radiofrequenza nella terapia del dolore, è facile immaginare un trattamento capace di “spegnere” il sintomo agendo direttamente sul nervo. La realtà è più articolata. La radiofrequenza non è una procedura unica, non viene utilizzata nello stesso modo per tutti i dolori e, soprattutto, non dovrebbe essere proposta soltanto perché un disturbo dura da molto tempo.

Esistono tecniche ablative, pulsate e varianti che utilizzano modalità differenti di erogazione dell’energia. Cambiano il bersaglio, l’effetto sui tessuti e le indicazioni cliniche. In alcuni casi la procedura mira a interrompere temporaneamente la trasmissione del segnale doloroso attraverso piccoli rami nervosi; in altri cerca di modulare l’attività di una struttura nervosa senza produrre la stessa lesione termica.

Per chi cerca un trattamento con radiofrequenza per il dolore a Lugano o Bellinzona, il passaggio fondamentale viene prima della procedura: capire quale struttura contribuisce realmente ai sintomi e se esistano elementi sufficienti per considerarla un bersaglio appropriato.

Nel percorso di cura LogAlgos, la radiofrequenza viene inserita tra le possibili procedure di medicina del dolore interventistica, dopo la valutazione clinica e quando le opzioni meno invasive non hanno raggiunto risultati adeguati. LogAlgos riceve a Lugano e Bellinzona e propone un approccio progressivo, orientato sia alla riduzione del dolore sia al recupero della funzione.

Che cosa avviene durante una procedura di radiofrequenza

La radiofrequenza utilizza una corrente elettrica alternata ad alta frequenza trasmessa attraverso un ago-elettrodo posizionato vicino alla struttura nervosa selezionata.

La procedura viene normalmente effettuata con una guida strumentale, come la radioscopia o l’ecografia, in base alla sede anatomica. Prima dell’erogazione possono essere eseguiti controlli di stimolazione per verificare la posizione dell’ago e ridurre il rischio di coinvolgere strutture motorie non desiderate.

Non si tratta della stessa radiofrequenza impiegata nella fisioterapia strumentale o nei trattamenti estetici. Nella medicina del dolore interventistica l’energia viene applicata attraverso un elettrodo collocato in modo mirato vicino a un nervo, a una sua diramazione o a un ganglio.

La procedura può essere eseguita in anestesia locale. L’eventuale sedazione viene valutata in base al tipo di intervento, alle condizioni della persona e alla necessità di mantenere una comunicazione utile durante i controlli di stimolazione.

Radiofrequenza ablativa: una lesione termica controllata

Nella radiofrequenza termica, detta anche ablativa o convenzionale, l’energia produce un aumento controllato della temperatura nella zona vicina alla punta dell’elettrodo. L’obiettivo è creare una piccola lesione sul ramo nervoso che trasmette il dolore dalla struttura individuata.

Il termine “ablazione” può generare l’impressione che venga distrutto un nervo importante. Nelle indicazioni più comuni, invece, si interviene su diramazioni nervose selezionate, spesso prevalentemente sensitive, cercando di preservare le funzioni non coinvolte nel dolore.

Un esempio è la denervazione dei rami mediali che trasmettono la sensibilità dalle articolazioni posteriori della colonna vertebrale. In un paziente selezionato, il trattamento può ridurre la trasmissione del dolore proveniente dalle faccette articolari senza correggere direttamente l’artrosi o le modificazioni anatomiche presenti nella colonna.

L’effetto non è necessariamente permanente. Nel tempo il nervo può recuperare la capacità di trasmettere il segnale e il dolore può tornare. Le indicazioni NICE dedicate alla lombalgia riportano che la durata del beneficio può variare e che gli studi disponibili hanno mostrato risultati generalmente compresi nell’ordine di alcuni mesi, senza consentire di prevedere in anticipo la risposta del singolo paziente.

Radiofrequenza pulsata: modulare senza la stessa ablazione

Nella radiofrequenza pulsata, l’energia non viene erogata in modo continuo. Viene trasmessa attraverso brevi impulsi intervallati da pause che consentono di limitare l’accumulo di calore.

L’obiettivo viene descritto prevalentemente come neuromodulatorio: modificare l’attività elettrica e biologica della struttura nervosa senza produrre la stessa lesione termica intenzionale della tecnica ablativa.

Questa modalità può essere presa in considerazione vicino a strutture per le quali una lesione termica sarebbe meno appropriata, come determinate radici nervose, gangli spinali o nervi periferici. È stata studiata in alcuni dolori radicolari e neuropatici, ma il livello delle prove non è identico per tutte le indicazioni e i risultati della ricerca rimangono eterogenei. Una revisione del 2024, per esempio, ha analizzato l’impiego della radiofrequenza pulsata sul ganglio della radice dorsale nel dolore radicolare lombare, confermando l’interesse clinico per la tecnica ma anche la necessità di interpretarne l’efficacia in rapporto al quadro trattato.

Dire che la radiofrequenza pulsata è “più delicata” non significa quindi che sia sempre preferibile. La tecnica ablativa e quella pulsata perseguono obiettivi differenti. La scelta dipende dal nervo coinvolto, dal tipo di dolore, dalla sede anatomica e dalle evidenze disponibili.

Perché può essere necessario un blocco diagnostico

Nel dolore proveniente dalle articolazioni della colonna, una risonanza magnetica non è sufficiente a stabilire con certezza quale struttura generi i sintomi. Alterazioni degenerative delle faccette articolari sono frequenti anche in persone senza dolore.

Per questo, prima di una denervazione a radiofrequenza, può essere eseguito un blocco diagnostico. Una piccola quantità di anestetico locale viene applicata vicino al ramo nervoso sospettato. Nelle ore successive si osserva se il dolore tipico diminuisce e se la persona riesce a compiere con maggiore facilità i movimenti che normalmente lo provocano.

Una risposta positiva rende più plausibile che quella struttura partecipi al dolore, ma non garantisce il successo della radiofrequenza. Anche i blocchi possono produrre risultati falsamente positivi o negativi e devono essere interpretati insieme alla storia clinica e all’esame obiettivo.

Per la lombalgia cronica localizzata, le raccomandazioni NICE prevedono che la denervazione venga presa in considerazione quando i trattamenti non chirurgici non hanno funzionato, il dolore sembra provenire da strutture innervate dai rami mediali e il blocco diagnostico ha prodotto una risposta positiva.

Anche le linee di consenso internazionali sulle procedure cervicali e lombari sottolineano l’importanza della selezione del paziente e il valore predittivo dei blocchi, pur riconoscendo che soglie, numero di test e criteri di risposta rimangono argomenti discussi.

In quali dolori può essere valutata

Uno degli ambiti più conosciuti è il dolore vertebrale attribuito alle articolazioni delle faccette cervicali o lombari. Non tutto il mal di schiena e non tutta la cervicalgia, però, dipendono da queste articolazioni. Una radiofrequenza dei rami mediali non è indicata quando il problema principale è un’ernia discale, una compressione neurologica, un’infezione, una frattura o una patologia infiammatoria.

La radiofrequenza viene studiata anche su alcuni nervi periferici. Nel dolore da artrosi del ginocchio, per esempio, possono essere trattati rami nervosi genicolati selezionati. Le evidenze scientifiche non sono tuttavia uniformi: una meta-analisi ha riscontrato un possibile beneficio sul dolore a breve termine, mentre un’analisi più recente ha giudicato la certezza complessiva delle prove bassa o molto bassa e non ha rilevato vantaggi mantenuti nel tempo. Questo conferma che la procedura non dovrebbe essere proposta come alternativa automatica alla riabilitazione, alla gestione dei carichi o all’eventuale trattamento ortopedico.

Altre applicazioni possono riguardare dolori neuropatici, nevralgie o alcune condizioni postoperatorie. In questi contesti viene impiegata più spesso la modalità pulsata, ma ogni indicazione deve essere valutata separatamente: il fatto che una tecnica utilizzi la radiofrequenza non rende equivalenti patologie e risultati.

Quali risultati aspettarsi realmente

L’obiettivo realistico non è sempre l’assenza completa del dolore. Un risultato clinicamente utile può essere una riduzione sufficiente a dormire meglio, camminare più a lungo, tornare al lavoro o riprendere la fisioterapia.

Il beneficio può comparire gradualmente. Nei primi giorni è possibile avvertire dolore o indolenzimento nella sede della procedura; la risposta definitiva non dovrebbe quindi essere giudicata soltanto nelle ore immediatamente successive.

La durata dell’effetto varia. Alcune persone ottengono un beneficio per diversi mesi, altre rispondono in modo parziale e altre ancora non percepiscono un cambiamento significativo nonostante una selezione apparentemente corretta. Il nervo può inoltre rigenerarsi e riprendere a trasmettere il segnale.

La radiofrequenza non elimina la degenerazione articolare, non ricostruisce il disco e non corregge i fattori biomeccanici che hanno contribuito al problema. Quando riduce il dolore, dovrebbe creare una fase favorevole per lavorare sulla funzione, sulla forza e sulla gestione quotidiana dei carichi.

Sicurezza e valutazione specialistica

Come ogni procedura mini-invasiva, la radiofrequenza presenta possibili rischi. Possono verificarsi dolore temporaneo, piccoli sanguinamenti, infezione, alterazioni transitorie della sensibilità o irritazione del nervo. Complicanze neurologiche più importanti sono rare, ma il rischio dipende dalla sede trattata e richiede una tecnica accurata.

Prima della procedura devono essere comunicati farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, allergie, infezioni, gravidanza e patologie rilevanti. Nessun farmaco deve essere sospeso autonomamente.

Il Dr. med. Edoardo Tasciotti è specialista in anestesiologia, rianimazione e terapia del dolore e possiede il diploma della Swiss Society for Interventional Pain Management. La sua formazione comprende corsi sulle procedure cervicali e lombari, sull’ecografia interventistica e sulla neuromodulazione.

Nel servizio di medicina del dolore interventistica, la radiofrequenza viene valutata come uno degli strumenti disponibili, non come il punto di partenza obbligato. Il ragionamento parte dal tipo di dolore, prosegue con l’eventuale blocco diagnostico e considera il trattamento meno invasivo coerente con l’obiettivo del paziente. LogAlgos propone valutazioni specialistiche a Lugano e Bellinzona, su appuntamento.

Domande frequenti sulla radiofrequenza

  1. Radiofrequenza pulsata e ablativa sono la stessa procedura?

No. La radiofrequenza ablativa produce una lesione termica controllata su un ramo nervoso selezionato. Quella pulsata eroga impulsi intervallati e punta soprattutto a modulare l’attività nervosa limitando l’accumulo di calore.

  1. La radiofrequenza brucia il nervo?

È una semplificazione. Nella tecnica ablativa viene creata una piccola lesione termica su una struttura nervosa individuata, con parametri controllati. Non si tratta di distruggere indiscriminatamente un nervo principale.

  1. Il trattamento è definitivo?

Non necessariamente. Il nervo può recuperare nel tempo e il dolore può tornare. La durata del beneficio varia in base al bersaglio, alla tecnica e alla risposta individuale.

  1. Serve sempre un blocco diagnostico?

Non per ogni tipo di radiofrequenza. È particolarmente importante prima della denervazione dei rami mediali per un sospetto dolore delle faccette vertebrali. La necessità viene stabilita dallo specialista.

  1. È indicata per qualsiasi mal di schiena?

No. Può essere valutata soltanto quando esiste un bersaglio plausibile, come alcuni rami nervosi che trasmettono il dolore dalle faccette articolari. Non tratta automaticamente ernie, stenosi, fratture o tutte le forme di lombalgia.

  1. La procedura è dolorosa?

Può provocare fastidio durante il posizionamento dell’ago e l’erogazione dell’energia. Viene normalmente utilizzata anestesia locale; la gestione viene adattata al trattamento e alla persona.

  1. Quando si percepisce il beneficio?

Il miglioramento non è sempre immediato. Nei primi giorni può esserci indolenzimento locale e la risposta può diventare più chiara nelle settimane successive.

  1. La radiofrequenza può essere ripetuta?

In alcuni casi sì, soprattutto se il primo trattamento ha prodotto un beneficio significativo e il dolore ritorna dopo la rigenerazione nervosa. Prima di ripeterla è comunque necessaria una nuova valutazione.

  1. Posso sottopormi alla procedura se assumo anticoagulanti?

La terapia deve essere comunicata al medico. La decisione dipende dal farmaco, dal rischio individuale e dalla sede trattata. Non bisogna mai interrompere anticoagulanti o antiaggreganti autonomamente.

  1. Dove viene valutata la radiofrequenza in LogAlgos?

Le valutazioni di medicina del dolore con il Dr. med. Edoardo Tasciotti sono disponibili nelle sedi di Lugano e Bellinzona. È possibile richiedere un appuntamento attraverso la pagina dei contatti.

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